Anno nuovo, libri nuovi. No, non ho letto solo novità editoriali, ma fino a che non lo leggo un libro per me sarà sempre nuovo, che dite?

Tra gennaio e febbraio i libri letti sono 9: 8 romanzi e un saggio.

Mi sono piaciuti tutti, alcuni di più, altri meno. Curiosi di approfondire?

Le otto montagne

di Paolo Cognetti

La storia di un’amicizia lunga una vita

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune: la montagna. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lì, ad aspettarlo, c’è Bruno, un ragazzo della sua stessa età ma che invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero.

Mi è piaciuto perché: la caratterizzazione dei personaggi permette di immergersi nella vicenda in maniera così efficace da riuscire a immaginare di essere al loro fianco lungo tutta la loro vita. Allo stesso modo, mi ha colpito molto la descrizione dei paesaggi, che lasciano dentro un immenso senso di pace e parlano di una natura potente, profondamente affascinante.

Cuore l’innamorato

di Lily King

Un romanzo che celebra l’amore, l’amicizia e la forza del perdono

La protagonista, un’aspirante scrittrice all’ultimo anno di college, incontra due studenti modello del suo corso di Letteratura, Sam e Yash. Grandi amici che vivono fuori dal campus nell’elegante casa di un professore in anno sabbatico, i ragazzi la invitano a entrare nel loro inebriante mondo fatto di fervore accademico, battute a raffica e partite a carte; la soprannominano “Jordan” e le fanno scoprire rapidamente i piaceri dell’amicizia, dell’amore e dell’ambizione intellettuale. La passione giovanile, però, è imprevedibile e lei si ritrova presto al centro di un triangolo amoroso complicato. Mentre la laurea si avvicina, questi tre ventenni si trovano a fare scelte che cambieranno per sempre le loro vite.
Alcuni decenni più tardi, Jordan sta vivendo la vita che sognava, e i giorni vulnerabili di un tempo sono solo un ricordo. Ma quando una visita a sorpresa e una notizia inaspettata fanno precipitare il passato nel presente, la donna torna in quel mondo che si era lasciata alle spalle ed è costretta a confrontarsi con le decisioni e gli inganni che hanno segnato la sua giovinezza.

Mi è piaciuto perché: l’ho trovato un romanzo piacevole, che scorre veloce. Interessanti i salti temporali e i periodi di cui è taciuto ogni dettaglio; forse a tratti troppo sentimentale e romantico per i miei gusti, soprattutto nell’ultima parte in cui le disgrazie si susseguono senza dare tregua al lettore… e ai personaggi!

Carissimo dottor Jung

di Sandra Petrignani

Un viaggio tra passato e presente sul fiume della psicoanalisi

Un fiume da guardare alla finestra e un romanzo da scrivere è tutto ciò di cui Egle Corsani ha bisogno, da sempre. E ora, seduta nella veranda della sua nuova casa affacciata sul Tevere, è davvero pronta a tornare al libro che ha iniziato su Carl Gustav Jung. La scintilla è scoccata dopo essersi imbattuta nella figura tormentata e conturbante di Christiana Morgan, paziente di Jung degli anni Venti e sua seguace. Così immagina un ritorno di lei, trent’anni dopo la prima terapia, a Küsnacht, alla casa sulla sponda del lago di Zurigo che Jung stesso aveva costruito. Christiana vuole rivedere un’ultima volta l’uomo che aveva spento le sue paure, aiutandola a conoscersi e a perdonarsi. Lo trova come lo ha lasciato, la pipa fra i denti, gli occhiali cerchiati d’oro, solo il bastone a reggere il corpo ancora possente tradisce l’età. Egle si osserva riflessa nelle pagine, nelle domande esistenziali, nella solitudine, nel desiderio di felicità di Christiana, nel distacco partecipe di Carl. E in quel passo a due, la scrittrice trova una chiave per affrontare la sciagurata nostalgia per ciò che non ha più.

Mi è piaciuto perché: nonostante abbia trovato spesso difficile seguire i collegamenti tra i vari personaggi e i riferimenti alle opere o al pensiero del celebre psicoanalista, essendo al momento digiuna dei suoi scritti, ho apprezzato l’intento di presentare una figura di spicco come Carl Gustav Jung in maniera tale da metterlo allo stesso livello del lettore. Un uomo come tutti noi, con i suoi dubbi, con poche certezze indissolubili e un futuro incerto.

Sette brevi lezioni di fisica

di Carlo Rovelli

I misteri della fisica moderna in poche parole

«Ci sono frontiere, dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio di sapere. Sono nelle profondità più minute del tessuto dello spazio, nelle origini del cosmo, nella natura del tempo, nel fato dei buchi neri, e nel funzionamento del nostro stesso pensiero. Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato». Tale è il presupposto di queste «brevi lezioni», che ci guidano attraverso alcune tappe inevitabili della rivoluzione che ha scosso la fisica nel secolo XX e la scuote tuttora: a partire dalla teoria della relatività generale di Einstein e della meccanica quantistica fino alle questioni aperte sulla architettura del cosmo, sulle particelle elementari, sulla gravità quantistica, sulla natura del tempo e della mente.

 

Mi è piaciuto perché: tratta in maniera semplice alcuni concetti di fisica e fondamenti della ricerca scientifica sull’universo. Gli argomenti affrontati sono accennati e, per coloro che si stanno appassionando all’argomento, fungono da stimolo per approfondire. Per chi, come me, ne capisce poco, servono ad avere degli strumenti rudimentali per comprendere meglio come funziona il mondo.

Tre ciotole

di Michela Murgia

Un libro impossibile da descrivere in una riga

Storie di persone che si intrecciano, si intersecano, si sfiorano. Sono persone che si innamorano di una sagoma di cartone o di una statuina in miniatura, a cui non piacciono i bambini pur portandone uno in grembo, persone che si feriscono, si ammalano. Sono tutti personaggi in un momento di cambiamento radicale che li porta a cercare un nuovo modo per sopravvivere.

Mi è piaciuto perché: l’autrice parla di sé e della condizione universale di sofferenza e rinascita a cui l’umanità è costretta attraverso i suoi personaggi. La solitudine e stranezza in cui ognuno di loro vive ci permette di riflettere sulla complessità delle relazioni e di provare a non giudicare gli altri sulla base dei nostri preconcetti.

I cura cari

di Marco Annicchiarico

Un romanzo fortemente autobiografico sul prendersi cura

La prima volta che non l’ha riconosciuto erano seduti l’uno accanto all’altra. Si è girata verso di lui e gli ha chiesto chi fosse, con lo stesso tono che usa quando chiede una caramella. Da quel giorno Marco si è trovato davanti una nuova madre, che va perdendo la memoria ma non l’ironia. E se l’amore è sempre fatto di sfumature, gesti e persino omissioni, quello tra una madre affetta da Alzheimer e il figlio che si prende cura di lei può essere un amore nuovo, spinoso, creativo e testardo come nessun altro.

Mi è piaciuto perché: con estrema sincerità e una buona dose di ironia, l’autore scrive della sua esperienza di caregiver, alternando i momenti tipici della quotidianità, tra badanti, visite mediche e “svarioni” della madre malata, a riflessioni profonde che a volte sfociano nella poesia.

 

Il dono della pioggia

di Tan Twan Eng

Un romanzo emozionante a sfondo storico ambientato in Malesia

Malesia, 1939. A Philip Hutton, sedici anni, figlio di un ricco commerciante inglese di Penang e della sua seconda moglie, non sembra di appartenere a nessun luogo, a nessuna gente. Non si sente inglese come i fratellastri e il padre, persi in un universo fatto di club, cavalli e college dai prati pettinati, e nemmeno cinese come la madre morta. Philip è nato con il dono della pioggia, così gli ha detto un’anziana indovina al Tempio della Nube Azzurra: ciò significa che avrà una vita colma di successi, ma anche che quella stessa vita lo metterà alla prova. Tutto comincia quando Hayato Endo, funzionario giapponese che si ostina a celare il suo passato, arriva a Penang: un evento che strappa Philip alla solitudine. Endo-san infatti è un maestro di aikido, e in quella disciplina severa, che impone meditazione e concentrazione, Philip trova un centro attorno a cui ancorare la propria identità. Endo-san diventa così il suo sensei, ma non solo: se il maestro lo inizia alla poesia giapponese, lui gli mostra le meraviglie dell’isola. A legarli è un sentimento che supera il tempo e le epoche, le vite passate, presenti e future in cui, i due sanno, si incontreranno di nuovo. E quando il Giappone, in un attacco improvviso, ferocissimo, invade e conquista la Malesia, Philip si trova a dover scegliere: fra la fedeltà alla famiglia e quella al suo sensei, fra il tradimento di Endo-san e i propri sentimenti, fra la cultura giapponese e le sue diverse origini.

Mi è piaciuto perché: è un romanzo che sa intrecciare agli avvenimenti storici di una terra per noi lontana come la Malesia, i patimenti dell’animo, l’etica, la poesia, la fede, le arti marziali, ma anche l’amore per un paese caratterizzato da un passato travagliato. Ho avuto la fortuna e il piacere di leggere questo libro durante un viaggio in Malesia, dettaglio non indifferente che mi ha permesso di godere appieno delle descrizioni dei paesaggi, dei profumi e dei sapori raccontati.

La stagione che non c’era

di Elvira Mujčić

Una storia che resta nel cuore, ambientata negli ultimi attimi della Jugoslavia

Jugoslavia, 1990. L’aria è tesa, le voci dei nazionalisti si fanno sempre più insistenti. Ma c’è ancora tempo, c’è ancora spazio per scongiurare gli allarmi che arrivano dalle zone di confine. In questa atmosfera elettrica, due giovani fanno ritorno alla loro cittadina nella Bosnia orientale. Nene è un artista ossessionato dall’eventualità che il suo Paese possa d’improvviso non esistere più, che nessuno ricordi più cosa significa essere jugoslavi, e immagina di realizzare un’opera che testimoni il mondo in cui la sua generazione è cresciuta. Merima, l’amica degli anni della scuola, crede nella politica, nel sogno di “fratellanza e unità” dei popoli, e cerca di contrastare i venti burrascosi che soffiano nel Paese, sperando così anche di distrarsi da una ferita d’amore. E poi c’è Eliza, la figlia di Merima, una bambina di otto anni che sta pianificando un viaggio per raggiungere il padre che non ha mai conosciuto e di cui conserva solo un biglietto di auguri.

Mi è piaciuto perché: c’è una forza misteriosa e irresistibile che mi attrae alle meravigliose terre dell’ex Jugoslavia e al racconto di ciò che ha sconvolto le vite di milioni di persone appena trent’anni fa. In queste pagine ho trovato tanta umanità, arte, voglia di cambiamento e di vivere, così come disagio giovanile, paura, pregiudizio, ignoranza. Lo consiglierei a chi ha voglia di immergersi in una storia vera (tratta da spunti autobiografici della famiglia dell’autrice) e di immaginare, o ricordare, un mondo che non c’è più.

Il ballo delle pazze

di Victoria Mas

Un inno alla libertà delle donne in un mondo dominato dagli uomini

A fine Ottocento l’ospedale parigino della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, ma vengono chiamate “isteriche” e curate con l’ipnosi dall’illustre dottor Charcot, sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l’esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. Buona parte delle cosiddette alienate sono in realtà donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita incontra Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista, e Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c’è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il “ballo delle pazze”, ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell’occasione, mascherarsi farà cadere le maschere…

Mi è piaciuto perché: è un romanzo che fa riflettere sulla condizione delle donne in un mondo dove le scelte e le decisioni appartenevano solo agli uomini, padri o mariti che avevano il potere di internare le loro figlie o mogli in manicomio appena diventavano “scomode” o danneggiavano la reputazione della famiglia. Attualissimo e importante, visto che quasi un ragazzo su tre in Italia appartenente alla Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012) ritiene che all’interno del matrimonio la moglie dovrebbe obbedire al marito! Per approfondire: https://www.kcl.ac.uk/news/almost-a-third-of-gen-z-men-agree-a-wife-should-obey-her-husband

Avete letto o vi ispira qualcuno di questi libri? Scriveteci o passate a trovarci.

Potete ordinare questi e altri titoli contattandoci come meglio preferite oppure facendo la vostra prenotazione su www.libreriavettori.inlibreria.net.

Per non perdervi i prossimi articoli del blog ed essere sempre sul pezzo, iscrivetevi alla nostra newsletter!

Facendo clic sul seguente pulsante confermo di aver letto e accettato l'Informativa sulla Privacy.