Non è mai facile per me scegliere cosa leggere: sono attratta dalle novità editoriali, ma allo stesso tempo la lista di titoli da recuperare è così lunga che spesso si prende prepotentemente la precedenza, come è successo di recente. In questi ultimi due mesi sono riuscita a leggere molto, grazie a una lenta settimana di ferie e alla scoperta degli audiolibri, ed è stato davvero soddisfacente.
Tra settembre e ottobre i libri letti sono 16: 2 saggi, 3 graphic novel, 2 memoir, una narrativa per ragazzi e 8 romanzi.
Ve ne parlo meglio qui sotto, pronti?
La simmetria dei desideri
di Eshkol Nevo
L’opera che ha consacrato, ormai 15 anni fa, il talento dell’autore israeliano

Quattro amici guardano in televisione la finale dei Mondiali di calcio del 1998. Non hanno ancora trent’anni e hanno condiviso gli studi e l’esercito, le speranze e le disillusioni, gli amori e le avventure della giovinezza. Amichai vende polizze mediche ai malati di cuore, è sposato con Ilana la piagnona, ha due gemelli e riversa tutta la sua vitalità sugli amici. Ofir invece spreca talmente la sua inventiva per le agenzie pubblicitarie con cui lavora che, quando la compagnia si riunisce, tace e parla poco. Churchill è un avvocato brillante e di successo, capace di sedurre chiunque gli capiti a tiro. Yuval, il narratore, ha un’educazione umanistica ed è affascinato dalle parole. Durante la partita Amichai ha un’idea: perché non scrivere i propri desideri, i propri sogni per il futuro su dei foglietti e poi nasconderli aspettando la prossima finale dei Mondiali per vedere se si sono realizzati?
Mi è piaciuto perché: l’ho trovato intenso. Tante le corde toccate: lutto, separazione, crescita, cambiamento, amore, solitudine, giustizia e soprattutto amicizia e tradimento. I quattro amici crescono insieme e si trasformano con il passare degli anni, uno accanto all’altro anche nella lontananza, fisica o mentale. Sullo sfondo intravediamo la Seconda Intifada e percepiamo il disagio dell’autore (o perlomeno del narratore), che sembra denunciare i soprusi messi in atto dalle forze israeliane nei confronti dei civili palestinesi.
Salto mortale
di Arndís Thórarinsdóttir
Un romanzo per ragazzi che parla di rivincita e fratellanza

Álfur è un ambizioso ginnasta di dodici anni che vive in Islanda. I suoi sogni sono partecipare alle Olimpiadi e andare in Sud America insieme al suo migliore amico Ragnar. Ma mentre Ragnar eccelle in tutto quel che fa e sembra avere una vita perfetta, Álfur è sempre insoddisfatto di sé e timoroso del giudizio degli altri. Quando la squadra di ginnastica è invitata in Brasile e lui ha paura di non superare le selezioni per partire, a suo fratello Eiki, che ha quasi quattro anni, viene diagnosticata una forma di autismo. Álfur non può e non vuole credere ai genitori: per lui sono loro a non capire il suo adorato fratellino e a farlo sentire ingiustamente «diverso». Trovandosi di colpo solo e incompreso ad affrontare tutte le sue insicurezze e ansie di perfezione, Álfur va a cercare in segreto la misteriosa zia Harpa, ex campionessa di ginnastica artistica che dopo una clamorosa caduta alle Olimpiadi ha tagliato i ponti con il mondo ed è sparita nel nulla.
Mi è piaciuto perché: ho trovato tra queste pagine una storia toccante di crescita e presa di coscienza dei limiti che tutti abbiamo. Come in un esercizio a corpo libero, l’autrice ci accompagna tra elementi diversi (la mancanza di fiducia in sé stessi, la disabilità, la diversità, le incomprensioni, i legami familiari, la depressione, l’orgoglio), ricordandoci che alla fine la cosa importante è rialzarsi quando si cade.
Vorrei farla finita, ma anche mangiare toppokki
di Baek Sehee
Un therapy memoir coreano su giovinezza e salute mentale

Baek Sehee è giovane, ha una laurea in Scrittura creativa e lavora per una casa editrice: ha una vita apparentemente serena, una carriera che dovrebbe farla sentire appagata. Eppure un forte malessere esistenziale l’accompagna, non una vera e propria depressione, piuttosto un’apatia cronica che le impedisce di vivere pienamente i rapporti di amicizia, l’amore, i successi lavorativi. Baek si rivolge a uno psichiatra per cercare di dare un nome al suo stato d’animo e scopre di soffrire di distemia, una forma più lieve della depressione, ma con sintomi persistenti. Trascrivendo le sedute settimanali con lo psichiatra, Baek racconta con semplicità e ironia le difficoltà che si trova a vivere giorno dopo giorno; l’ansia del non saper gestire al meglio le nuove amicizie, l’ossessione per il proprio aspetto fisico, l’insicurezza provocata dal giudizio degli altri suscitano in lei una serie di meccanismi di difesa e comportamenti autolesionisti. E, soprattutto, un alternarsi continuo tra la sensazione di vuoto lancinante e l’allegria di una serata con gli amici; tra l’apatia e il desiderio impellente di uscire per gustare un bel piatto di gnocchi di riso saltati e conditi con salsa piccante: i toppokki, il suo street food preferito. Come conciliare queste sensazioni così distanti tra loro?
Mi è piaciuto perché: non avevo mai letto niente del genere e sono rimasta colpita dalla sincerità con cui l’autrice parla di sé e dei propri limiti. Ho trovato interessante la volontà di trascrivere i dialoghi con lo psicologo, anche se a volte li ho trovati un po’ “costruiti”. Poco dopo aver letto questo libro, purtroppo l’autrice è morta di cause che non sono state rese note.
Dodici
di zerocalcare
Un fumetto del 2013 del grande autore romano

Zerocalcare (il personaggio) è in coma, gli zombie stanno per decimare quel che resta della popolazione di Rebibbia e tocca a Secco, Katja e all’amico Cinghiale trovare un mezzo per scappare da una situazione ormai compromessa. Prendendosi una pausa dal suo abituale sguardo sul mondo (e da se stesso come protagonista) Zerocalcare (l’autore) lascia andare a briglia sciolta le sue paranoie apocalittiche e racconta una storia avventurosa di rivalsa, rancore e speranza per il futuro, che fa il giro largo per spiegare l’incrollabile amore per un quartiere che tutto il mondo crede essere solamente un carcere.
Mi è piaciuto perché: diversamente da altri suoi titoli, qui l’autore sembra uscire dalla sua zona di comfort per lasciare spazio a una storia nuova, lontana dalla quotidianità della sua vita. L’ho interpretato come una lettera d’amore a Rebibbia, il posto in cui il fumettista affonda le proprie radici, ma anche una dichiarazione di odio, una voglia di fuggire da lì.
La vegetariana
di Han Kang
Un romanzo breve in tre atti dell’autrice premio Nobel

«Ho fatto un sogno» dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l’ideale di un’estatica dissoluzione nell’indifferenza vegetale.
Mi è piaciuto perché: è un libro complesso, stratificato, crudo. La protagonista non narra la sua vicenda in prima persona, ma sono le persone vicine a lei a descriverne la trasformazione, come a rappresentare il suo stesso distacco dalle questioni umane di questa Terra.
La pace è l’unica strada
di David Grossman
Una breve analisi del conflitto israelo-palestinese

Mi è piaciuto perché: è un appello a trovare una ragione di coesistenza, per salvare le future generazioni. L’autore si appella alle origini di Israele, ai Profeti, per ricordare che la distinzione fra razze e religioni deve essere superata. Grossman è chiaramente schierato e, anche se il testo è superato visti i recenti sviluppi, ci fornisce una visione interessante sulla situazione.
Eleanor Oliphant sta benissimo
di Gail Honeyman
Una storia di resilienza, di forza, di dolore, di speranza

Mi è piaciuto perché: è il classico libro che non si riesce a smettere di leggere. Porterò a lungo nel cuore il personaggio di Oliphant, una donna ferita, traumatizzata, oppressa dalla paura e dai sensi di colpa, che trova in uno spiraglio di luce la strada da seguire per tornare a vivere.
I baffi
di Emmanuel Carrère
Un viaggio mentale nella follia quotidiana

Mi è piaciuto perché: l’autore crea una situazione di paranoia e di tensione crescente a partire da un presupposto ai limiti dell’assurdo. Il lettore ci resta intrappolato dentro tanto quanto i personaggi, fino all’inesorabile epilogo. È una storia molto disturbante che rischia di restarvi addosso a lungo, nel bene e nel male, come solo la letteratura di qualità sa fare.
In cucina con Kafka
di Tom Gauld
Una raccolta di fumetti sul mondo dei letterati

Mi è piaciuto perché: con intelligenza, ironia e gentilezza, l’autore sa far sorridere e ridere su temi colti, sugli intellettuali, gli editori, gli scrittori, i lettori e soprattutto gli scrittori. Sono vignette o illustrazioni brevi, lapidarie, di una sola facciata che sanno essere quasi sempre incisive e vincenti.
Ti chiamo domani
di Rita Petruccioli
Un graphic novel d’esordio edito da Bao

Mi è piaciuto perché: ho trovato sulla pagina due persone molto diverse, due perfetti sconosciuti, che, incontrandosi, scoprono di dover raccontare la propria storia all’altro, e solo in questo modo riescono ad avere una chiave di lettura nuova, risolutiva. Un intreccio casuale che si rivela prezioso, come succede a volte nella vita.
Un gruista in paradiso
di Arto Paasilinna
La storia del sostituto di un Onnipotente stanco dell’umanità

Mi è piaciuto perché: non avevo mai letto nulla dell’autore finlandese più conosciuto al mondo e ho trovato il suo humor sagace, sempre pronto a criticare più o meno velatamente la società del suo Paese e le bizzarrie della specie umana.
Le nuvole di Picasso
di Alberta Basaglia
Una bambina nella storia del manicomio liberato

Mi è piaciuto perché: l’autrice segue dal basso i passi dei genitori e di tutte le donne e gli uomini che insieme a loro hanno operato per scardinare un sistema. Ci parla della storia della sua famiglia e racconta aneddoti sul modo di lavorare dei genitori, facendoci sentire la musica ribelle che usciva dalle loro finestre sempre aperte, permettendoci di assaporare l’atmosfera progressista che si viveva nel loro salotto, teatro di momenti di condivisione, di liberazione dalle costrizioni sociali e di idee geniali.
Spesso sono felice
di Jens Christian Grøndahl
Un libro atipico sull’amore e sui legami familiari

Mi è piaciuto perché: scava in quella che sembra essere la vita ordinaria, normale di una signora per bene, ma che si rivela essere in realtà un’esistenza straordinaria, segnata da lutti, sofferenze, riassestamenti, enormi segreti e nuove trasformazioni.
Tutti gli indirizzi perduti
di Laura Imai Messina
Un romanzo sulla meraviglia che può nascere dalla fiducia nelle relazioni, anche quelle con gli sconosciuti

Mi è piaciuto perché: è una storia che ne nasconde in sé tantissime altre: per mezzo delle lettere, scopriremo amori nascosti, rivelazioni poetiche, confessioni mai dette ad alta voce, confidenze, tragedie umane e grandi gioie. Ho trovato molto delicata e sensibile la scrittura di Laura Imai Messina e sono riuscita a calarmi nel paesaggio con piacere, coccolata dal mare e accompagnata dalla cura per le piccole cose tipica del Giappone.
Elogio dell’ignoranza e dell’errore
di Gianrico Carofiglio
Una riflessione inattesa su due parole che non godono di buona fama

Mi è piaciuto perché: si legge con facilità e agevolezza, come se fosse una conversazione informale con un conoscente. I contenuti sono interessanti e a tratti illuminanti, anche se in certi punti ho provato una leggera noia di fronte a ragionamenti già sentiti e leggermente scontati.
Apeirogon
di Colum McCann
Un romanzo con tanti, tantissimi punti di vista, come un poligono di infiniti lati

Mi è piaciuto perché: è un romanzo che spiazza e che colpisce allo stomaco, soprattutto perché parla di fatti realmente accaduti. La struttura del libro è unica e il lettore si trova all’interno di una costruzione fatta di salti temporali, di numeri (non sempre) progressivi, di digressioni scientifiche, religiose, storiche, sportive. Ho trovato in quest’opera tanti spunti per approfondire tematiche fondamentali per capire il mondo che viviamo, oltre a un forte desiderio di speranza.
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