Parafrasando l’illustre Umberto Eco potremmo dire che chi legge molto, nel corso della propria esistenza e della propria carriera di lettore, vive molteplici vite.

Proprio questa è la sensazione che ho avuto in questi due ultimi mesi: mi sono calata nei panni di così tanti personaggi diversi, in situazioni disparate, che mi sembra di aver conosciuto tantissime persone e vissuto infinite avventure.

Tra marzo e aprile i libri letti sono ben 13: 8 romanzi, 4 saggi e un libro per bambini.

Mi sono piaciuti praticamente tutti. Incredibile, no? Iniziamo.

Un gatto per i giorni difficili

di Ishida Syou

A volte per ritrovare sé stessi basta aprire la porta di casa a un ospite inatteso

Tra i dedali di Kyoto sorge Nakagyo Kokoro, una clinica speciale per chi ha smarrito sé stesso. Qui la terapia è “felina”: a ogni paziente si prescrive un gatto, come Bi, che ama mangiucchiare la carta, o Margot, insofferente alle porte chiuse. Un impiegato stremato, un uomo che si sente sempre fuori posto, una ragazzina provata dal rapporto conflittuale con la madre, una stilista di borse in cerca di equilibrio e un’apprendista geisha segnata dal rimorso scoprono che l’affetto di un micio può ribaltare e migliorare la loro quotidianità.

Mi è piaciuto perché: è una lettura leggera, che intrattiene e fa sorridere. Permette di immergersi in una dimensione onirica prettamente giapponese che ha dell’assurdo, ma che sa trasmettere calore e intensa umanità a chi si lascia affascinare.

La ragazza d’aria

di Andreea Simionel

Una storia toccante sull’adolescenza come terra di confine

Aryna ha quindici anni e cammina sulla linea sottile tra ciò che è stata e chi può diventare. È arrivata da due anni a Torino dalla Romania, eppure sente che niente, nel mondo che la circonda, le somiglia davvero. Il nome che porta è troppo difficile per i coetanei italiani, la sua lingua madre ha troppi spigoli, il suo corpo è troppo pieno. Ed è così che inizia a stringere, ogni giorno controlla di più: il pensiero, gli affetti, il cibo. Attorno a lei, i genitori, la sorella e gli amici le paiono distanti. Perché Aryna lotta con il peso delle proprie radici nell’Est, la fame di trovare un posto in un Paese nuovo, l’Italia, e al centro di tutto il suo corpo, che cade, resiste, si rialza.

Mi è piaciuto perché: mi ha spiazzato. Ho scelto di leggerlo credendo di trovarmi di fronte a un romanzo di formazione, ma ho sbattuto presto contro una dura realtà. È un libro che parla di disturbi alimentari, di ossessioni, di privazioni. Parla di corpi, di dolore, di malattia, ma anche di amicizia, di amore e sorellanza. È un romanzo crudo che sono felice di aver letto, ma che non consiglierei a cuor leggero a chiunque.

Vendere libri è una cosa seria

di Vittorio Graziani

Guida pratica per aspiranti librai e incorreggibili sognatori

Un prezioso vademecum per aspiranti librai, che può far scoprire a tutti i lettori curiosi i meccanismi che regolano il mondo del libro.
La passione è fondamentale, infatti, ma non basta. Partendo dall’esperienza della libreria Centofiori di Milano, tra aneddoti, consigli pratici e riflessioni sul mestiere del libraio, l’autore ci guida oltre la soglia di un mondo fragile e complesso, fatto di difficoltà finanziarie, mal di schiena e giorni di sfiducia, ma anche di impagabili soddisfazioni. Perché aprire una libreria non è solo l’avvio di un’attività imprenditoriale ma è l’atto coraggioso e rivoluzionario di chi vuole resistere all’appiattimento e all’omologazione della cultura, di chi ancora crede nell’importanza di creare un luogo di scambio e di ascolto.

Mi è piaciuto perché: nonostante il titolo suggerisca di essere di fronte a un manuale per librai, questo libro è molto di più. È una sorta di prontuario per chi vuole aprire una libreria, andarci a lavorare o anche solo un modo per chi la frequenta di capire come funziona dietro il bancone. È una lettura molto scorrevole e ho trovato affascinanti tutti i riferimenti alla Libreria Centofiori di Milano.

Lezioni sull’odio

di Michela Murgia

Un’originale riflessione su un sentimento spesso represso

L’odio è uno dei pochi tabù che non si riescono a infrangere, più del sesso o della morte. Questo libro irriverente nasce da una serie di lezioni pubbliche tenute qualche anno fa da Michela Murgia all’Università di Aristan. La sua tesi è che l’odio possa essere una virtù, dipende tutto da come lo pratichiamo. Passando dalle maledizioni sarde ai salmi biblici, da Grazia Deledda alle lettere di san Paolo, Murgia smonta i nostri pregiudizi e rivendica il diritto di odiare.

 

Mi è piaciuto perché: i temi trattati da Michela Murgia sono sempre attualissimi, complessi ma fruibili da chiunque grazie alla sua capacità di parlare in modo comprensibile e chiaro. 

Le inseparabili

di Simone De Beauvoir

Un manoscritto ritrovato di una delle più importanti voci dell’emancipazione femminile

Il racconto romanzato della straordinaria amicizia tra Simone de Beauvoir e Zaza (Elisabeth) Lacoin, dal loro incontro a scuola, nel pieno della Prima guerra mondiale, alla morte di Zaza nel 1929. La narratrice Sylvie/Simone è immediatamente sedotta da Andrée/Zaza, bambina intelligente e ribelle: le due diverranno inseparabili, nonostante l’ostilità della famiglia di Andrée, un clan ultracattolico dalle tradizioni rigidissime. Ma se l’amicizia riuscirà a sottrarsi all’ambiente oppressivo in cui Andrée è costretta, lo stesso non varrà per la ragazza, schiacciata dall’annullamento dell’individualità che le è richiesto. Così la commovente storia di un’amicizia è anche una denuncia nei confronti di una società bigotta e ipocrita, incapace di accettare ciò che sfugge alla sua gretta meschineria.

Mi è piaciuto perché: racconta di come il peso di essere donna possa schiacciare una persona o spingerla a trovare una via di fuga senza conformarsi ai diktat della società. Parla anche, e soprattutto, di amicizia e amore al femminile, di comprensione e di delusione.

Il libro brutto dei libri brutti

di Auroro Borealo

Una collezione di titoli pazzeschi che non sapevate di volere

Un viaggio rocambolesco attraverso la cultura e la società italiana, raccontato in presa diretta da opere letterarie spesso trascurate o sottovalutate. L’autore ci guida in un percorso che svela come questi testi, apparentemente “brutti”, riflettano in realtà momenti significativi della nostra storia collettiva. Attraverso una selezione curata di libri dai titoli insoliti e dalle copertine eccentriche, esplora temi che spaziano dalla politica alla società, dalla religione alla cultura popolare. Ogni capitolo offre una lettura critica e ironica di queste opere, evidenziando come, nonostante le apparenze, la letteratura possa trovarsi nei luoghi più inaspettati.

Mi è piaciuto perché: mi ha fatto ridere molto. Questo libro celebra la diversità culturale e letteraria italiana, dimostrando che anche le opere meno convenzionali ci raccontano chi siamo stati e chi siamo oggi. Insegna a vedere il bello anche nell’assurdo, nel paradosso, nel caos, nel disagio… e nel brutto!

 

Il custode

di Niccolò Ammaniti

Un romanzo rosa/nero ricco di suspence

In uno sperduto borgo della Sicilia, una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia, vive la famiglia Vasciaveo. Il tredicenne Nilo, la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura. I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di indicibile. L’arrivo in paese di Arianna, giovane donna bella e alla deriva, e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. Essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà più sopportare.

Mi è piaciuto perché: è molto coinvolgente. Il mistero di ciò che si nasconde nel bagno incuriosisce da subito e spinge a proseguire velocemente la lettura. Ho apprezzato la commistione di generi e temi diversi: romanzo di formazione, thriller, romanzo rosa; disagio adolescenziale, criminalità, ricatti, innamoramento, vecchiaia, legami familiari.

Pippi Calzelunghe

di Astrid Lindgren

Un classico della letteratura per l’infanzia da recuperare subito se ancora non lo avete letto

Pippi Calzelunghe ha nove anni. Vive a Villa Villacolle con un cavallo, una scimmia e una valigia piena di monete d’oro. Non ha paura di niente: sta benissimo anche senza genitori e passa le sue giornate a inventarsi avventure con i suoi amici Tommy e Annika e raccontando storie fantastiche.

Mi è piaciuto perché: c’è una potenza incredibile in Pippi: rappresenta la libertà assoluta, la fantasia sfrenata, la voglia di vivere senza restrizioni, la capacità di inventare mondi sempre nuovi. Pippi immagina e plasma un mondo pieno di bugie, di assurdità; non vuole essere un modello per i bambini ma richiede ammirazione per il solo fatto di essere un personaggio indimenticabile, inventato per essere raccontato, non emulato.

L’epoca felice

di Cristina Comencini

Un romanzo dirompente e delicato che scava nel passato per comprendere il presente

Rosa sa di avere un vuoto nella memoria, un lungo intervallo di tempo che segna con una riga netta la fine della sua adolescenza: la ragazzina vitale, inquieta, fantasiosa è diventata una giovane diligente e fin troppo responsabile. Quei mesi sono gli stessi in cui i genitori, spaventati dalla sua esuberanza e dai cattivi risultati a scuola, l’avevano ricoverata in una clinica del sonno, come usava negli anni settanta.
Ora che Rosa è una donna matura, dopo anni trascorsi all’estero in missioni umanitarie, rientra in Italia. Ed ecco che il tempo perduto si riaffaccia da una vecchia fotografia che la ritrae durante una gita in montagna. Da quello scatto, i suoi quindici anni cocciuti e felici la interrogano: dov’è finita la ragazzina che preoccupava tanto i genitori, ormai scomparsi, e che adesso a lei sembra la parte più autentica e vitale di sé? E chi è il ragazzo che ha scattato quella fotografia, perché sente che c’è con lui qualcosa da recuperare, un sentimento da trarre in salvo dall’oblio? Per ricomporre la sua vita spezzata e recuperare il passato, Rosa ha bisogno delle sorelle: Margherita, la maggiore, che quella gita la ricorda bene, e Viola, la più giovane, pronta a scardinare insieme a lei segreti e silenzi di famiglia.

Mi è piaciuto perché: è una carezza per l’anima, ma anche uno schiaffo in pieno viso. Parla di malinconia, di scelte dettate dalla paura che cambiano le vite degli altri, di rimpianto e di speranza.

L’arte di legare le persone

di Paolo Milone

Memorie disordinate e poetiche di uno psichiatra

Quante volte parliamo dei medici come di eroi, martiri, vittime… In verità, fuor di retorica, uomini e donne esposti al male. Appassionati e fragili, fallibili, mortali. Paolo Milone ha lavorato per quarant’anni in Psichiatria d’urgenza, e ci racconta esattamente questo. Nudo e pungente, senza farsi sconti. Con una musica tutta sua ci catapulta dentro il Reparto 77, dove il mistero della malattia mentale convive con la quotidianità umanissima di chi, a fine turno, deve togliersi il camice e ricordarsi di comprare il latte.

Mi è piaciuto perché: è un compendio di riflessioni a volte slegate sul mestiere dello psichiatra, sulle relazioni che si intessono in un reparto chiuso, sui personaggi che lo abitano, sulle aspettative a cui dovrebbe conformarsi un medico ma che spesso sono disattese (in quanto anche un medico è una persona e non un automa). A volte ironico, altre sofferto, sempre sincero e molto diretto.

Manuale pratico di smarrimento

di Lorenzo Marone

Diritti minimi dell’essere umano imperfetto

Un breviario gentile e disordinato, una raccolta di piccoli diritti non scritti che nessuno ci ha mai concesso ufficialmente, ma che forse è ora di rivendicare: il diritto a smarrirsi, a non piacere, a non scegliere, a non essere rintracciabili, a non ricominciare, a non evolvere, a dimenticare il finale. Un libro per chi si sente un po’ stonato ma ancora capace di canticchiare, per chi ha le idee confuse ma le mani calde, per chi inciampa, si ferma, non sa, ma intanto c’è.

Mi è piaciuto perché: non è il classico libro di autoaiuto che offre soluzioni, non contiene mappe, promesse, né finali rassicuranti. Contiene però una buona dose di leggerezza, veicolata in un modo inedito: l’autore affida un messaggio importante a ogni animale da compagnia della sua vita, rendendo la lettura piacevole e molto scorrevole.

Niente di vero

di Veronica Raimo

Il ritratto sincero di una giovane donna di oggi

Il racconto dell’autrice e protagonista procede in modo libero: all’origine ci sono una madre onnipresente che riconosce come unico principio morale la propria ansia; un padre pieno di ossessioni igieniche e architettoniche che condanna i figli a fare presto i conti con la noia; un fratello genio precoce, centro di tutte le attenzioni. Circondata da questa congrega di famigliari difettosi, Veronica scopre l’impostura per inventare se stessa. Se la memoria è una sabotatrice sopraffina e la scrittura, come il ricordo, rischia di falsare allegramente la tua identità, allora il comico è una precisa scelta letteraria, il grimaldello per aprire all’indicibile. In questa storia all’apparenza intima, c’è il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell’energia paralizzante che può essere la famiglia, dell’impresa sempre incerta che è il diventare donna.

Mi è piaciuto perché: è un romanzo, ma è anche un’autobiografia (vera del tutto, o forse nemmeno un po’). Si sorride spesso, ma si parla anche di temi importanti e profondi: di famiglie ingombranti, di fratelli che si sentono superiori, di prime volte, di crescita personale.

La scatola delle lacrime

di Han Kang

Una fiaba moderna dall’autrice premio Nobel sudcoreana

C’era una volta una bambina che viveva in un villaggio remoto fra le montagne. I suoi grandi occhi scuri erano sempre bagnati di pianto: bastava un’ombra, il soffio umido del vento poco prima della pioggia, un piccolo gesto o una melodia lontana a farle versare lacrime. Poi, un giorno, giunse al villaggio un uomo vestito di nero, con un grande cappello, una borsa scura e un minuscolo uccellino blu dalle piume lucenti. Era un collezionista di lacrime, alla ricerca dell’esemplare rarissimo che mancava alla sua raccolta: la lacrima versata «per nessuna ragione in particolare, e per tutte le ragioni del mondo». Incuriosita dalle storie di quell’uomo misterioso e dall’uccellino blu, la bambina decise di unirsi al loro viaggio.

Mi è piaciuto perché: è un libricino di poche pagine che racchiude dentro di sé un mondo meraviglioso, fatto di poesia e di magia, ma anche di immensa tristezza e di dolore. Racchiude in sé la vita, e il senso profondo della stessa. Una storia piccola da regalare e regalarsi.

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