I paesaggi si colorano già d’autunno e sembra passata un’eternità dall’inizio della bella stagione. Ripercorro i titoli dei libri letti e affiorano immagini vivide dei personaggi incontrati in questi mesi di pagine assaporate lentamente nelle poche ore disponibili.
Tra luglio e agosto i libri letti sono 8: un saggio, una raccolta e 6 romanzi (di cui tre potrebbero essere ascrivibili anche al genere delle autobiografie).
Ve ne parlo meglio in questo post, curiosi?
Cose spiegate bene. Quello che mangiamo
di IlPost
Storie di cibi e di consuetudini, curiosità e grafiche fatte bene

Il cibo, le cose che mangiamo, come le mangiamo, sono l’argomento di questo numero di COSE Spiegate bene: accanto alle attenzioni per la «cucina» e per tutto il suo indotto culturale e commerciale, è cresciuta anche l’importanza che diamo a quello che cuciniamo, o che consumiamo senza bisogno di cucinarlo, per la sua origine e per vari passaggi che precedono la sua digestione. Un interesse legato a ragioni di salute, di mercato, o di semplice desiderio di conoscenza.
Mi è piaciuto perché: come in tutti gli altri numeri che ho già letto di questa collana al confine tra saggio di approfondimento e rivista culturale, gli autori provano a rispondere a domande che probabilmente non ci facciamo mai, ma di cui vorremmo conoscere la risposta. Ho trovato molto interessanti le riflessioni legate al valore delle calorie, al linguaggio utilizzato dagli chef, ma anche il dibattito sulla carne sintetica e i disturbi alimentari.
Che bella giornata, speriamo che non piova
di Gabriele Corsi
Una storia di pazzia, memoria perduta, memoria ritrovata

Un dialogo a senso unico, con la voce di un uomo che fa visita al padre. Padre che quasi non lo riconosce più perché affetto da una malattia che cancella la memoria giorno dopo giorno. Un papà anziano che ascolta, eppure sembra non essere lì. Quanto tempo servirà per raccontare la vita che è rimasta in sospeso, tra i due? C’è qualcosa di importante che va detto, c’è un filo che va teso per provare a sentirsi davvero uniti. Allora il figlio raccoglie i ricordi e regala al padre un’esperienza lontana, di cui negli anni non avevano parlato un granché. Quando aveva svolto il servizio civile in una casa per “mattacchioni”, un manicomio. Le parole sono dolci, emozionanti, Gabriele Corsi diventa il collante tra due mondi abitati da menti perse, ieri e oggi, come ci fosse stato un destino in quel vissuto che gli ha cambiato la vita.
Mi è piaciuto perché: ho trovato toccante il ripercorrere un’esperienza personale lasciata sedimentare per anni nei cassetti della memoria. I personaggi sono descritti con umorismo e affetto, creando nel lettore empatia e simpatia, mai pietà.
All’incrocio dei nostri destini
di Mélissa da Costa
Un romanzo sull’amore, l’amicizia e gli incontri di gioventù che cambiano la vita

Sono cinque anni che Ambre non torna ad Arvieux, piccolo paese nel cuore delle Alpi francesi; non un tempo davvero lungo, ma sufficiente a lasciare un segno, se hai vent’anni. Oggi, mentre la giovane donna è in viaggio da Lione, riappaiono davanti ai suoi occhi le baite di montagna. È il richiamo di un’amicizia spenta solo in superficie a portarla qui, una telefonata dell’amica Rosalie piovuta d’improvviso: il suo compagno, Gabriel, le ha scritto un biglietto ed è sparito, lasciandola con i due figli. Oltre ad Ambre arriveranno anche Anton e Tim, ugualmente pronti ad accorrere e fare la loro parte. Mentre Gabriel ancora non si riesce a rintracciare, i quattro amici sono subito sommersi dai ricordi legati a quella stagione invernale passata all’hotel Les Mélèzes, quando ognuno di loro aveva trovato negli altri una nuova prospettiva e nuove energie per riprendere in mano la propria, disordinata vita. Oggi hanno solo qualche anno in più e credono di essere adulti, ma è ancora tutto da costruire. Riallacciare i rapporti dopo così tanto tempo sarà allora un tuffo, necessario a superare la distesa dei risentimenti, di tutti quei dolori rimasti invisibili, per smettere di piangere i fantasmi e recuperare fiato, guardarsi in faccia e dirsi che sì, siamo sempre stati qui, ed è da qui che la vita riparte.
Mi è piaciuto perché: i personaggi sono abbastanza ben caratterizzati e l’intreccio tra loro è interessante. L’ho trovato a volte ripetitivo, forse un po’ scontato, ma, tutto sommato, piacevole. Una lettura da ombrellone, che purtroppo… non ho letto sotto l’ombrellone.
Non è successo (ancora) niente
di Nicolò Targhetta
Una raccolta di storie per esorcizzare il passaggio tra giovinezza ed età adulta

Racconti sferzanti e ironici per ridere delle difficoltà della vita. Un compendio di disagi cronici e pubblicità sagaci per chi sente il bisogno di scherzare con le “disgrazie” proprie e altrui, perché in fondo se si condividono diventano più leggere per tutti.
Mi è piaciuto perché: il mood sempre ironico dell’autore è trascinante e il lettore si immedesima facilmente nelle situazioni tragicomiche descritte in un vortice di divertimento e riflessione, amarezza e rassegnazione.
Cambiare l’acqua ai fiori
di Valérie Perrin
Uno dei romanzi più venduti degli ultimi 5 anni

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una vita piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale. Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime, che parevano nere, si rivelano luminose. Attraverso incontri, racconti, flashback, diari e corrispondenze, la storia personale di Violette si intreccia con mille altre storie personali in un caleidoscopio di esistenze che vanno dal drammatico al comico, dall’ordinario all’eccentrico, dal grigio a tutti i colori dell’arcobaleno. La vita di Violette non è certo stata una passeggiata, è stata anzi un percorso irto di difficoltà e contrassegnato da tragedie, eppure nel suo modo di approcciare le cose quel che prevale sempre è l’ottimismo e la meraviglia che si prova guardando un fiore o una semplice goccia di rugiada su un filo d’erba.
Mi è piaciuto perché: la storia di Violette è abbastanza inusuale e per questo, a parer mio, incuriosisce il lettore; è una donna modesta, che riesce a superare tutte le disgrazie (e sono tante) che le succedono nella vita e a trovare il modo di rialzarsi dopo ogni singola caduta. Il libro è scritto molto bene, anche se a volte l’ho trovato un po’ lento.
L’altra figlia
di Annie Ernaux
Un’opera minore dell’autrice Premio Nobel 2022

In un’assolata domenica d’estate una bambina ascolta per caso una conversazione della madre, e la sua vita cambia per sempre: i genitori hanno avuto un’altra figlia, morta ancora piccola due anni prima che lei nascesse. È una rivelazione che diviene spartiacque di un’infanzia, segna il destino di una donna e di una scrittrice.
Mi è piaciuto perché: è una sorta di lettera alla sorella che non ha mai conosciuto, ma che vive dentro di lei e nelle dinamiche della sua famiglia. L’autrice dà voce alle emozioni contrastanti che prova nei confronti di quella sorella Ginette che in foto le somiglia così tanto. Un bel pugno nello stomaco che conferma l’abilità dell’autrice di scavare nel proprio Io.
Splendi come vita
di Maria Grazia Calandrone
Il tormentato amore fra una madre adottiva e sua figlia

Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile.
Mi è piaciuto perché: è un libro dallo stile poetico, colto, raffinato, in cui l’autrice dimostra di avere una padronanza assoluta della lingua italiana alta. Gli episodi narrati sono spesso strazianti e dimostrano la presenza di un vissuto traumatico forse più comune di quanto si pensi. Non lo consiglierei a tutti; è un libro che va assaporato e che potrebbe apprezzare al meglio chi ama gli esercizi di stile.
Il libraio di Venezia
di Giovanni Montanaro
Un racconto lungo sulla magia di Venezia, dei libri, di un incontro

Mi è piaciuto perché: attraverso i suoi personaggi, l’autore descrive l’angoscia che ha vissuto in prima persona durante i giorni tragici dell’inondazione. Allo stesso tempo, però, mostra la Venezia giovane, tenace, che reagisce e sistema, aggiusta, ricostruisce, in compagnia, in comunità. È un libro che parla di libri, librai, librerie… quanto sono importanti in qualsiasi momento storico? E in questo momento storico?
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