L’arrivo del caldo non ha fermato la voglia di leggere, anzi!

Tra maggio e giugno i libri letti sono 11.

Pronti per scoprirli? Quale di questi aggiungerete alla vostre interminabili liste?

Cleopatra e Frankenstein

di Coco Mellors

Una storia di legami e relazioni vere

Un romanzo sulle fibrillazioni dell’amore, su tutte quelle relazioni imperfette nate da serate inaspettatamente perfette e, soprattutto, su New York: ancora una volta sfrenata, eccessiva, meravigliosa, irraggiungibile. Quando Cleo e Frank si incontrano, nell’ascensore di un grattacielo a Manhattan la sera di Capodanno, non sanno che da lì a sei mesi si sposeranno e andranno a vivere insieme. Ma quello che appare come un idillio, finirà per essere un infelice punto di svolta nella loro vita e in quella degli amici più cari.

Mi è piaciuto perché: come è successo per “Le sorelle Blue” (che ho trovato qualitativamente migliore), sono stata catturata dalla descrizione dei personaggi, vittime della contemporaneità, di rapporti disfunzionali, di dipendenze e di difetti esasperanti che li rendono veri, reali, (quasi sempre) credibili. La scrittura di Coco Mellors è fresca e raramente retorica, la trama vuole ricalcare quella di una commedia romantica, ma spesso i temi di fondo (alcolismo, solitudine, paura) ci trascinano in una dimensione più profonda, che ho molto apprezzato.

Patagonia Express

di Luis Sepúlveda

Il diario di viaggio di uno scrittore-viaggiatore

Il diario di viaggio di Luis Sepúlveda in Patagonia e nella Terra del Fuoco: un libro in cui personaggi leggendari rivivono sullo sfondo di una natura indimenticabile. Riflessioni, racconti, leggende e incontri che si intrecciano nel maestoso scenario del Sud del mondo, dove l’avventura non solo è ancora possibile, ma è la dimensione quotidiana del vivere.

Mi è piaciuto perché: lo scrittore cileno ci regala una raccolta di appunti di viaggio scritti su una Moleskine, omaggio del grande Bruce Chatwin, autore di “In Patagonia”. È un viaggio nei ricordi che racconta di un popolo accogliente e allo stesso tempo ostile, legato a tradizioni che talvolta sono state squarciate dallo scorrere della storia.

Il guscio della tartaruga. Vite più che vere di persone illustri

di Silvia Ronchey

65 biografie di personaggi storici raccontate come mai prima

Agostino, Balzac, Freud, Pitagora, Teresa d’Avila, Voltaire, Zenone: che cos’hanno in comune questi personaggi? E c’è qualcuno che li conosce così bene da raccontarne le vite e le opere in modo insieme sintetico e particolareggiato? Silvia Ronchey disegna i ritratti di 65 uomini e donne illustri come se avesse conosciuto intimamente ciascuno di loro e ora ci rendesse partecipi delle sue amicizie. Apuleio, coi “capelli lunghi, spioventi sulla fronte”; Catullo, “cosí giovane, così provinciale, così studioso”; Flaubert, con la sua vestaglia scarlatta, le sue reliquie. Sono vere queste vite? Sono più che vere: come il guscio di una tartaruga non aderisce al corpo, ma lo ricopre e lo illustra, così questi racconti rivestono le esistenze senza combaciare veramente.

 

Non mi è piaciuto perché: nonostante la prosa sia di una qualità eccelsa, il libro di per sé serve più che altro a incuriosire il lettore a cercare informazioni altrove: le vite dei personaggi vengono delineate in un modo sicuramente non convenzionale ma che, se il lettore non conosce già la biografia in questione, non permette di comprendere pienamente quanto viene descritto.

Roaming

di Jillian e Mariko Tamaki

Un graphic novel apprezzatissimo dalla critica

Zoe, Dani e Fiona sono canadesi, e si trovano a New York per la prima volta. Hanno qualche giorno da passare insieme, e una lunga lista di cose da vedere. Ragazzine-giovani donne, navigano con sguardo disincantato le difficoltà pratiche, ma è quando le dinamiche dei rapporti tra loro iniziano a cambiare che si trovano più spaesate e la grande mela smette di essere un luogo magico da scoprire, e diventa la caotica metropoli cacofonica che in un attimo può fare paura e togliere ogni punto di riferimento emotivo a chi ne percorre le strade.

 

Mi è piaciuto perché: con lo sguardo della giovinezza e la potenza della tricromia, questo fumetto ci regala una storia di formazione, di scoperta, di (ri)definizione di sé. Viviamo con le protagoniste momenti di gioia, di ribellione, di delusioni e di stupore, il tutto nascosto anche nelle più piccole esperienze quotidiane, così come nelle grandi prime volte.

Stupore e tremori

di Amélie Nothomb

Il resoconto personalissimo di un’esperienza lavorativa in Giappone

La giovane Amélie è riuscita a trovare impiego in una importantissima multinazionale giapponese, realizzando il sogno di tornare a vivere nel suo paese d’origine. L’incapacità di adeguarsi allo spietato automatismo della “più grande azienda del mondo” la porterà però a subire, in un crescendo di umiliazioni, l’esperienza di una vertiginosa discesa agli inferi. Unica luce, l’altera bellezza di Fubuki, sottile e flessuosa come un arco. Ma anche lei, nonostante il fascino, resta pur sempre un superiore che ama ostentare il proprio piccolo potere…

Mi è piaciuto perché: racconta in maniera sincera e spesso tragicomica l’esperienza dell’autrice in un mondo molto diverso da quello occidentale. Il lettore riesce a tuffarsi nella cultura nipponica, accompagnato da ragionamenti molto interessanti sulle convenzioni sociali e le conseguenti auto-imposizioni, sulla figura femminile in Giappone e sul rapporto con gli stranieri.

¡Viva la vida!

di Pino Cacucci

Un libriccino per conoscere Frida Kahlo

Un monologo che ripercorre i patimenti della reclusione forzata di Frida Kahlo, i lucidi deliri artistici di pittrice affamata di colore, la relazione con Diego Rivera. Pino Cacucci riassume in questo libro le gioie e i dolori dell’esistenza della famosissima pittrice, in un Messico caratterizzato da lotte politiche e movimenti clandestini.

Non mi è piaciuto perché: non sono stata coinvolta dal modo in cui è narrata la storia, nonostante la biografia di Frida Kahlo mi affascini molto. Sono arrivata in fondo perché si tratta di un libro piuttosto breve, e devo ammettere che ho comunque trovato qualche accenno interessante al Partito, al marito e ai legami del Messico con l’Unione Sovietica.

Nonostante tutte

di Filippo Maria Battaglia

Una sola storia, 119 donne

La protagonista si chiama Nina ma potrebbe chiamarsi con oltre cento nomi differenti. La sua storia è immaginaria, il suo racconto no: è affidato alle parole di chi ha lasciato una traccia di sé in una pagina fuggita all’oblio. È attraverso questi frammenti di voci, scelti dall’autore tra migliaia e poi assemblati come tessere di un mosaico, che la protagonista di questo romanzo prende vita. Come se quelle donne si passassero in una staffetta senza fine il testimone e la parola per raccontare un’unica storia con un brillio diverso. L’infanzia incantata e spaccata, il desiderio di una vita differente, il sesso, il lavoro, il matrimonio, la maternità, la malattia, l’amicizia, l’impegno civile, la vecchiaia.

Mi è piaciuto perché: è un collage perfettamente concatenato di esperienze di vita, sistemate in maniera tale da avere un senso logico, come se si trattasse di un’unica persona, a dimostrazione che i sentimenti spesso sono condivisi. Ne esce l’immagine di una donna sottomessa, ma anche ribelle, all’avanguardia sotto certi aspetti, figlia del proprio tempo per moltissimi altri.

 

Quello che so di te

di Nadia Terranova

Quanto sappiamo davvero degli altri?

C’è una donna in questa storia che, di fronte alla figlia appena nata, ha una sola certezza: da ora non potrà mai più permettersi di impazzire. La follia nella sua famiglia non è solo un pensiero astratto ma ha un nome, e quel nome è Venera. Una bisnonna che ha sempre avuto un posto speciale nei suoi sogni. Ma chi era Venera? Qual è stato l’evento che l’ha portata a varcare la soglia del Mandalari, il manicomio di Messina, in un giorno di marzo? Per scoprirlo, è fondamentale interrogare la Mitologia Familiare, che però forse mente, forse sbaglia, trasfigura ogni episodio con dettagli inattendibili. Questa non è solo una storia di donne, ma anche di uomini. Di padri che hanno spalle larghe e braccia lunghe, buone per lanciare granate in guerra. Di padri che possono spaventarsi, fuggire, perdersi. Per raccontare le donne e gli uomini di questa famiglia, le loro cadute e il loro ostinato coraggio, non resta altro che accettare la sfida: non basta sognare il passato, bisogna andarselo a prendere. Ritornare a Messina, ritornare fra le mura dove Venera è stata internata e cercare un varco fra le memorie (o le bugie?) tramandate, fra l’invenzione e la realtà, fra i responsi della psichiatria e quelli dei racconti familiari.

Mi è piaciuto perché: credo sia un grande romanzo, di quelli che ti porti dentro a lungo. Parla di famiglia, di follia, di antenati, del bisogno che abbiamo di ancorarci alla vita attraverso i ricordi di vite passate, che ci appartengono anche se non le conosciamo fino in fondo. Ho trovato molto interessanti i riferimenti alla psichiatria dei primi del Novecento e a quella contemporanea, ma anche i ragionamenti legati alle figure maschili.

La piccola bugiarda

di Pascale Robert-Diard

Sensi di colpa, menzogne e tribunali

Quando Lisa Charvet dice ad alta voce che Marco Lange l’ha violentata, è una quindicenne irrequieta e smarrita; Lange ha fatto piccole riparazioni in casa Charvet, è un mezzo sbandato di trentadue anni con un volto da operaio senza tempo – come tanti, si potrebbe dire, a guardarne la foto segnaletica. L’avvocato parigino che difende Lisa non ha difficoltà a ottenere una condanna. Ma al momento del processo d’appello, cinque anni dopo, Lisa decide di rivolgersi ad Alice Keridreux, un’avvocata tenace e pragmatica, madre di due figli, con l’abitudine di nuotare nell’oceano per sfuggire alla pressione del lavoro. Durante i colloqui, Alice farà emergere le verità dolorose e fragili che Lisa non aveva saputo affrontare, schiacciata com’era tra un profondo senso di inadeguatezza e l’orgoglio vivo per un corpo, sbocciato troppo in fretta, che attirava le attenzioni dei ragazzi. E dovrà capire, e far capire alla giuria, il motivo per cui ora la sua cliente vuole ritrattare le accuse. Pascale Robert-Diard racconta una storia inconsueta che scardina il peggior senso comune e prova a minare certe false certezze d’oggi.

Mi è piaciuto perché: nonostante non sia il mio genere prediletto, mi sono spinta fuori dalla mia zona di confort con la sensazione di avere di fronte qualcosa di più di un thriller. Il romanzo è ambientato in una Corte d’Assise e le arringhe non mancano, ma la trama permette di andare al di là della questione “giudiziaria”, riflettendo sull’adolescenza, sulla pressione dei pari e degli adulti, ma anche e soprattutto sulla colpa.

Pomodori verdi fritti al Caffé di Whistle Stop

di Fannie Flagg

Un libro del 1987 che non passa mai di moda

Coniugando uno humour irresistibile alla rievocazione struggente di un mondo che non c’è più, Fannie Flagg racconta la storia del caffè aperto in un’isolata località dell’Alabama dalla singolare coppia formata da Ruth, dolce e riservata, e Idgie, temeraria e intraprendente. Un locale, il loro, che è punto di incontro per i tipi umani più diversi e improbabili: stravaganti sognatori, poetici banditi, vittime della Grande Depressione. La movimentata vicenda che coinvolge Ruth e Idgie, implicate loro malgrado in un omicidio, e la tenacia che dimostrano nello sconfiggere le avversità, donano a chiunque segua le loro avventure la fiducia e la forza necessarie per affrontare le difficoltà dell’esistenza.

Mi è piaciuto perché: è una lettura piacevole, che parla di ricordi e di speranza, delle contraddizioni della storia moderna, ma anche di amicizia, della situazione della donna tra lavoro, famiglia e stereotipi. Allo stesso tempo, l’autrice ci parla degli Stati Uniti del secolo scorso, ammantati dal razzismo e dalla crisi economica.

Un’estate

di Claire Keegan

Una chicca che terrete nel cuore

Una fattoria nella campagna irlandese, una bambina silenziosa, un padre e una madre non suoi. Claire Keegan tratteggia un lessico sentimentale dell’accoglienza e dell’amore genitoriale, in un racconto di sommessa e struggente bellezza.

Mi è piaciuto perché: è una storia di speranza, di seconde occasioni. Ci ricorda che non è semplice volere bene, ma che quando si riesce a farlo è possibile che il nostro amore lascerà il segno.

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